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Relazione storica sul diritto del
gremio a partecipare con proprio candeliere alla annuale
"Faradda" del 14 agosto
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Il candeliere dei Facchini di
Nostra Signora della Mercede

RELAZIONE STORICA SUL DIRITTO DEL GREMIO A
PARTECIPARE CON PROPRIO CANDELIERE ALLA ANNUALE
“FARADDA” DEL 14 AGOSTO
Il
Gremio dei facchini di Nostra Signora della Mercede, con
la presente relazione storica, intende dimostrare come,
allo stato attuale delle cose, il diritto alla
partecipazione alla discesa dei candelieri, sia di tutti
e tre i Gremi esclusi. Se il nostro Gremio non fosse
fermamente convinto di possedere tutti i requisiti, non
avrebbe costruito il proprio candeliere che è costato
oltre ventidue milioni di vecchie lire.
L’Intergremio ha sempre
motivato il suo secco “no” con l’affermazione che il
voto dei candelieri fu a suo tempo espresso
esclusivamente dagli attuali nove gremi aderenti all’Intergremio,
unici, pertanto, leggittimati a prendere parte alla
faradda.
Poiché la storia appare in
netto contrasto con questa affermazione, noi vogliamo
portare all’attenzione del Sig. Sindaco, degli
Amministratori, degli Storici, degli appassionati della
storia della nostra città e di tutti i cittadini in
genere, tutta una serie di documenti e di argomentazioni
che dimostrano che il diritto al candeliere appartiene a
tutti e dodici i Gremi esistenti.
1) Innanzi tutto il numero
storico dei ceri fu sempre di otto,
tanto nella dominazione pisana (1250 – 1290) quanto
nell’ordinanza dell’Archivio Comunale del 5 Agosto 1531
e del voto del 1652. Dal 1958, invece, il numero dei
ceri è passato a nove dopo un’assenza di cinque anni del
Gremio dei viandanti che ottenne il candeliere dei
carradori solo dal 1941.
Pertanto, l’aumento del numero storico dei ceri, portati
da otto a nove nel 1958 dopo ben sette secoli di storia,
non può più rappresentare una limitazione
all’inserimento di altri ceri nel corteo.
2) I collegi d’arte che
fecero il voto con i consoli furono: Massai, Pastori,
Muratori, Calzolai, Ortolani, Conciatori, Sartori,
Mercanti.
Cinque degli otto Gremi indicati (Massai, Muratori,
Calzolai, Ortolani e Sarti) sono ancora viventi; gli
altri tre (Pastori, Conciatori e Mercanti) si sono
estinti da parecchi anni. Pertanto, la continuità
storica di partecipazione al corteo potrebbe essere
vantata da solo cinque Gremi, anche se occorre tener
conto di ripetute e prolungate assenze da parte di
alcuni di essi. Gli avvicendamenti operati nel secolo XX°
hanno inoltre notevolmente modificato l’aspetto
originario della discesa. Vale la pena di ricordarli:
nel 1921 fanno il loro ingresso i falegnami con un
candeliere costruito ex novo dai F.lli Clemente, nel
1937 i contadini (che costituitisi in Gremio solamente
nel 1913 riceveranno dal Comitato Provinciale per le
Arti Popolari il candeliere del disciolto Gremio dei
pastori), nel 1941 i viandanti (che riceveranno, sempre
dal Comitato Provinciale per le Arti Popolari, il
candeliere dei carradori) e, nel 1955 i piccapietre, con
un candeliere costruito ex novo dal falegname Cubeddu.
Pertanto il corteò subì
profonde trasformazioni, sia per quanto attiene i Gremi
partecipanti, sia per il numero dei Gremi e dei ceri,
sia per la costruzione ex novo di alcuni candelieri
(falegnami, calzolai, piccapietre).
Tutto questo dimostra che il
“Voto“, che come tale è riconosciuto
dall’Amministrazione Comunale per il solo 1652,
fu formulato da otto Gremi che corrispondono a quelli
attuali solo in parte, con l’esclusione perciò dei
falegnami, dei contadini, dei viandanti e dei
piccapietre, che come abbiamo visto, prendono parte alla
sfilata dal secolo XX°.
Ma anche volendo considerare
(non senza essere magnanimi) che i falegnami ed i
piccapietre facevano un tempo parte dell’unico ceppo dei
muratori, ed i contadini dell’unico ceppo dei massai, i
viandanti (che pare abbiano fatto parte per un certo
periodo del Gremio dei carradori), in alcun modo
avrebbero preso parte al voto del 1652 perché,
all’epoca, non compare nemmeno il candeliere dei
carradori. L’Intergremio pertanto, non può farsi forte
di un voto che, seppure considerato magnanimamente in
forma aggregata fra Gremi, non venne mai formulato
ne dai carradori ne tantomeno dai
viandanti, titolari oggi del candeliere di quel
Gremio. Pertanto, già solo questi due punti portati alla
Vostra attenzione, smontano le motivazioni edotte dall’Intergremio.
Tuttavia
vogliamo portare alla Vostra attenzione altre importanti
considerazioni:
3) l’offerta dei ceri è
molto più antica del voto in quanto risale all’epoca
pisana:
quindi i Gremi partecipanti non possono trovare il
pretesto che all’epoca del voto la nostra secolare
corporazione non era presente in forma autonoma (come
del resto molti degli attuali Gremi partecipanti);
tuttavia, alcuni documenti e moltissimi altri indizi
fanno presupporre la commistione dei facchini nell’unico
ceto dei carradori: questo perché purtroppo lo statuto
del Gremio dei carradori è andato perduto.
Innanzi tutto l’attinenza
del mestiere e l’attività complementare dei facchini nei
confronti dei carradori che, lo ricordiamo, si
occupavano del trasporto su carri di merci varie
(caricate e scaricate dai facchini), quindi
l’accostamento dei mestieri di carradori – facchini e
viandanti nell’opera del Casalis che illustra i più
svariati mestieri cittadini,
ed ancora l’etimologia in dialetto sassarese delle
parole italiane Carradori – Facchini (Carrattuneri –
Carriaggi), quindi il colore della bandiera
(bianco per entrambe le corporazioni, colore oltrettutto
piuttosto raro fra le bandiere dei Gremi sassaresi), ed
ancora la Patrona, la Madonna della Mercede, in comune
per alcuni anni
e, per finire, nella scelta a Patrona definitiva, da
parte dei carradori, della Madonna di Bonaria, simulacro
custodito dai Mercedari dal 1370 ad oggi e considerato
effigie della Vergine della Mercede in quanto, quando
approdò a Cagliari in forma prodigiosa, era custodito in
una cassa recante scolpito lo stemma dell’Ordine della
Mercede.
4) L’ordinanza comunale del
1531, quanto il voto del 1652, quanto le successive
trasformazioni operate nel secolo XX°, attribuiscono a
ben tredici Gremi (quattro dei quali oggi estinti) il
possesso documentato di un cero nello storico corteo dei
candelieri: Massai, Mercanti, Muratori, Sarti, Calzolai,
Carradori, Ortolani, Conciatori, Pastori, Falegnami,
Contadini, Viandanti, Piccapietre; il che dimostra non
vi era una schematica, rigida impostazione della festa.
5) L’elenco delle
corporazioni pubblicato dal Pittalis nel 1921, pone alle
stesso livello dei Gremi dei macellai e dei facchini
quelli dei contadini e dei piccapietre che
rispettivamente ebbere candeliere nel 1937 e 1955.
Non vediamo pertanto motivazioni valide che ostacolino
la partecipazione dei tre Gremi eclusi alla discesa dei
candelieri con proprio cero.
6) La continuità della festa
dei candelieri, nel corso dei secoli, è stata assicurata
esclusivamente dai facchini i quali, anche quando alcuni
Gremi non partecipavano alla discesa per i più svariati
motivi, continuavano a portare sulle proprie spalle i
pesanti ceri.
Così accadde anche per i sarti che abbandonarono la
sfilata dal 1860 al 1895 e dal 1897 al 1921, anno in cui
il Gremio riprese a partecipare.
Queste lunghe assenze del Gremio dei sarti (che pertanto
non può vantare la continuità storica di partecipazione
alla faradda) spinsero il Nurra a scrivere quei versi
sassaresi “Tutti ganti piglieddiri a priscioni si no
accudini a lu candaleri acchi hani a Nosthra Signora
abbandunaddu”.
7) La categoria dei facchini
è l’unica che non è mai mancata alla faradda dal XIII°
secolo a oggi: i ceri, infatti, vennero sempre portati
da loro ed anche quando venne avanzata la proposta di
renderli più leggeri per essere trasportati da due
gremianti, non se ne fece niente.
8) Dal
XIII° secolo a oggi, sono infine i facchini a sciogliere
il voto alla Madonna (in quanto trasportatori dei
pesanti candelieri). Sono i facchini e non i Gremi ad
essere acclamati ed applauditi dalla cittadinanza,
fornendo spettacolarità alla festa e dando prova di
bravura, anche procurandosi ecchimosi ed ematomi alle
spalle e alle braccia. Pertanto, l’inserimento del
Gremio della Mercede alla faradda, renderebbe giustizia
alla storia, che ha sempre assegnato un ruolo
fondamentale alla categoria dei facchini, sempre
partecipi e protagonisti della festa dalle origini sino
ad oggi.
In quest’anno 2002 si è
assistito ad ogni tipo di polemica da parte dell’Intergremio
il quale, dietro la teoria del Voto, ha dimenticato di
celebrare e ricordare un anniversario assai
significativo: i 350 anni dalla formulazione dello
stesso da parte dei Civici Amministratori e delle otto
corporazioni che comprendevano tutti i mestieri
cittadini (1652 – 2002).
Tutto questo dimostra che si
è perso il senso religioso della festa a favore di ben
altri interessi che mortificano e sviliscono il rituale
dei candelieri nel suo più profondo significato di
coinvolgimento di tutte le classi lavoratrici sassaresi,
ivi compresi fabbri, macellai e facchini.
Il prof. Antonio Costanzo
Deliperi, responsabile del Comitato Provinciale per le
Arti Popolari durante il 1937 (che consegnò il
candeliere dei pastori ai contadini) e nel 1941 (quando
avenne la consegna del candeliere dei carradori ai
viandanti), fornisce l’interpretazione autentica di quei
cambiamenti.
“Il Comitato per la
Provincia di Sassari si propose subito, come programma,
di riportare la festa dei candelieri come era nel
passato. Otto erano stati i candelieri, e otto
ridiventarono, utilizzando, di necessità, i Gremi senza
candeliere…La distinzione di Gremio maggiore e minore,
che da qualche tempo rimbalza sui giornali, è priva di
significato storico…Tutti i lavoratori grandi e piccoli
erano raggruppati in solo otto associazioni…Tutti i
Gremi hanno uguale dignità, diritti e doveri…Le
polemiche sul diritto o no al candeliere, che è invece
di tutti i Gremi, sull’intervento alle processioni, che
è pure dovere di tutti, induce a desiderare un drastico
intervento dall’alto, quale quello del caustico e
bonario ma grande Papa Lambertini. A medici e avvocati,
che non volevano muoversi, durante un corteo religioso,
accampando diritti antichi di precedenza, fece dire, nel
suo arguto latino “Praecedant latrones – sequantur
carnefices” (precedano i ladroni, seguano i carnefici).
La partecipazione di tutti i Gremi esistenti alla
faradda dei candelieri, costituisce un fatto storico
fuori discussione. I candelieri di Sassari erano otto,
come quelli di Iglesias: una sola associazione, per
esempio quella dei calzolai, raggruppava quanti
lavoravano il cuoio: dai conciatori ai guantai, nessuno
escluso. Solo dopo la Rivoluzione Francese, il concetto
di libertà per tutti i prestatori d’opera, viene a
spezzare legalmente quel vincolo, e consente la
moltiplicazione dei Gremi. Ora, se tutti i lavoratori
partecipavano una volta all’offerta dei candelieri,
perché non possono farlo ancora oggi?. Si tratta di una
questione di logica storica. Nel passato, otto gremi
rappresentavano l’intera classe dei lavoratori; oggi, i
nove Gremi, non rappresentano per nulla tutti, chè
lasciano fuori i commercianti di carni, i fabbri ed i
braccianti (facchini). Mentre sono tutti e dodici i
Gremi oggi esistenti a sostituire, nella continuità
storica, gli otto Gremi all’origine della festa ed a
rappresentare, realmente, la classe lavoratrice
sassarese”.
Le
parole del prof. Deliperi, lo ripetiamo, forniscono
l’interpretazione autentica delle modifiche apportate
allo storico corteo dei candelieri, ed attribuiscono a
tutti i dodici Gremi esistenti (se mai ci fossero
dubbi), il diritto a prendere parte alla discesa dei
candelieri, ciascuno con proprio candeliere. Prima di
chiudere questa relazione storica, che dimostra, con
documenti alla mano, che il diritto al candeliere è di
tutti i dodici Gremi esistenti, vogliamo fornire una
breve descrizione del candeliere dei facchini realizzato
nel 2002 tenendo conto di tutti i fattori storici,
religiosi ed artistici.
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IL CANDELIERE DEI FACCHINI DI NOSTRA SIGNORA DELLA
MERCEDE
L’opera
lignea, in puro stile neoclassico, come la Chiesa di San
Giuseppe che lo dovrà custodire, progettata dal Sig.
Antonio De Rosas, esponente del Gremio dei facchini, è
interamente decorata a mano con l’antica tecnica del
“marmorino” (finto marmo) dagli artisti Filippo e
Patrizia Sanna.
Il
basamento, delle dimensioni di cm. 80 x 80 x 80 è
realizzato a tarsie marmoree “Verde Guatemala” e giallo
ocra con quattro facciate ove si inquadrano altrettante
cornici realizzate ad oro-foglia mille millesimi che
recano, all’interno, dei rombi in marmorino dipinti a
tonalità di contrasto. Ogni facciata è inoltre corredata
da due artistiche staffe realizzate in ferro battuto a
mano, che hanno la funzione di accogliere le quattro
stanghe della lunghezza di cm. 250, che permettono il
trasporto del candeliere per mezzo di otto robusti
facchini. La facciata centrale è completata dalla
scritta in oro-foglia “Gremio B.V.M. della Mercede”.
Al di
sopra del basamento si erge una colonna monolitica
dell’altezza di cm. 200 ed un diametro di cm. 45 circa,
completa di tori in marmo bianco di Carrara, interamente
realizzata in marmo “verde Guatemala”. Al centro della
colonna, si aprono due ovali contrapposti che, con
cornici gigliate in oro-foglia racchiudono, sulla
facciata un dipinto ad olio raffigurante l’apparizione
della Vergine della Mercede e sul retro lo scudo
dell’Ordine Mercedario realizzato in oro-foglia ornato
da un ramo di alloro e di palma e sormontato dalla
corona del Re Giacomo I° d’Aragona, coofondatore
dell’Ordine. Sotto il capitello della colonna è inoltre
presente la scritta latina “Beatae Mariae Virgini de
Mercede Dicatvm” realizzata in oro-foglia. Al di sopra
della colonna è presente un corpo architettonico
esagonale, chiamato capitello o corona, delle
dimensioni di cm. 70 x 70 x 70 interamente realizzato a
tarsie marmoree color “verde Guatemala, giallo ocra e
bianco di Carrara” che, scompartito da lesene, crea sei
vani impreziositi da cornici rettangolari complete di
timpano realizzate in oro-foglia, che incorniciano
altrettante miniature delle dimensioni di cm. 27 x 19
dipinte ad olio e raffiguranti i sei principali Santi
dell’Ordine della Mercede con dicitura in latino
canonico.
A
partire dal centro ed a seguire in senso antiorario sono
dipinti:
S. Petrus Nolasco
(San Pietro Nolasco, Fondatore)
E’ raffigurato con l’abito bianco dell’Ordine mentre
protegge uno schiavo inginocchiato ai suoi piedi. Fondò
l’Ordine della Mercede per la liberazione degli schiavi
il 10 Agosto del 1218, come indicatogli dalla Madonna,
con la partecipazione del Re Giacomo I° d’Aragona.
Durante la sua vita liberò circa 3500 schiavi rimanendo
per due volte ostaggio dei Mori. Morì il 6 Maggio 1245.
Il suo culto immemorabile venne riconosciuto con
regolare processo canonico il 30/09/1628. Una statua del
Santo era presente anche nell’antica Chiesa di San Paolo
di Sassari.
S. Rajmundus Nonnato
(San Raimondo Nonnato, Cardinale)
Estratto prodigiosamente vivo dal seno della madre morta
da dodici ore (e perciò chiamato Nonnato), nel 1222
entrò nell’Ordine della Mercede ove operò varie
redenzioni che portarono alla liberazione di centinaia
di schiavi. In una di queste i Mori, per impedirgli la
predicazione, gli perforarono le labbra a fuoco lento,
onde poterle chiudere con un lucchetto. Fu creato
cardinale dal Sommo Pontefice Gregorio IX. Morì in
viaggio verso Roma il 31 Agosto 1240. Il suo culto
immemorabile venne riconosciuto con regolare processo
canonico il 30/09/1628. Una statua del Santo era
presente anche nell’antica Chiesa di San Paolo di
Sassari.
S. Petrus Armengol
(San Pietro Armengaudio, Martire)
E’ raffigurato vestito dell’abito bianco dell’Ordine con
una corda al collo, in quanto venne appeso ad un
patibolo, poiché tardava il danaro per la sua
liberazione. Venne trovato vivo dopo tre giorni ed il
fatto clamoroso portò alla conversione di centinaia di
maomettani. Morì il 2 Febbraio 1304. Il suo culto
immemorabile venne riconosciuto con regolare processo
canonico il 28/03/1686.
S. Maria de Cervellon
(Santa Maria di Cervellon, Monaca Fondatrice)
La Santa Fondatrice delle Suore
Mercedarie, è raffigurata vestita dell’abito bianco
dell’Ordine con, nella mano sinistra, un vascello carico
di schiavi. Secondo la tradizione, infatti, apparve
molte volte nel mare in tempesta nell’atto di proteggere
le navi cariche di schiavi liberati dai Mercedari. Morì
a Barcellona il 19 Settembre 1290 dove il suo corpo si
conserva incorrotto. Il suo culto immemorabile venne
riconosciuto con regolare processo canonico il
13/02/1692.
S. Serapion
(San Serapio, Martire)
E’ raffigurato nell’atto di ricevere il
crudelissimo martirio. Non arrivando infatti i danari
occorrenti per la sua liberazione in Africa ove si era
recato per liberare schiavi, fu crocifisso come Sant’Andrea,
gli furono spezzate le braccia, le gambe ed il collo, ed
infine gli furono estratti gli intestini che vennero
avvolti in un fuso. Il suo corpo fu fatto in mille pezzi
per impedirne la venerazione, ma uno schiavo cristiano
riuscì a recuperare un osso. Fu onorato come Santo
Martire fin dal 1274 dal Sommo Pontefice Leone X il
quale, trovandosi nel Concilio di Lione gli concesse il
culto. Tale privilegio venne confermato con regolare
processo canonico il 14/04/1728. Una statua del Santo
era presente anche nell’antica Chiesa di San Paolo di
Sassari.
S. Petrus Pascal
(San Pietro Pascasio, Vescovo e Martire)
Entrò nell’Ordine della Mercede nel 1250.
Alla Sorbona di Parigi difese pubblicamente il
privilegio dell’Immacolata Concezione prima di qualunque
altro teologo dell’occidente. Fù nominato vicario
generale di Toledo e nel 1296 vescovo di Jaen. Durante
la visita pastorale fù catturato come schiavo dai mori
di Granada. I confratelli Mercedari gli inviarono varie
volte il prezzo per il suo riscatto, ma egli, con quel
danaro, preferì comprare la libertà ad altri schiavi.
Venne decapitato in carcere il 6 Dicembre 1300 ed
elevato agli onori degli altari il 4/06/1670 con
regolare processo canonico.
Al di
sopra del capitello o corona vengono inserite a cerchio,
con un’inclinazione di 10° circa, trentadue bandiere di
prezioso broccato: sedici rosse e sedici dorate,
disposte alternativamente come i colori d’Aragona
presenti nello stemma dell’Ordine. Le sommità dei
bastoni reggi bandiere sono completate da fantasiose
decorazioni di carta colorata chiamate “bora–bora”. Al
centro del cerchio formato dalle bandiere rosse e oro si
erge una bandiera di broccato bianco disposta a croce
ove è incorniciata una pregevole tela dipinta da Franco
Farina che raffigura il busto del simulacro della
Madonna della Mercede di Sassari. Il candeliere
addobbato di bandiere è alto cm. 550 e pesa circa 250
Kg.. La decorazione adottata nel cero (finto marmo), ha
lo scopo di rappresentare lo sforzo che sopportano i
facchini nel trasportare il candeliere. La colonna
rappresenta l’Ordine che poggia le sue fondamenta su Maria, Madre della Mercede, effigiata tanto nel fusto
che nella bandiera centrale. Corona e decoro dell’Ordine
della Mercede sono i suoi Santi, appunto effigiati nella
corona o capitello il quale è infine completato dalle
bandiere rosse e oro, simbolo del Regno d’Aragona (e ora
anche del Comune di Sassari) ove venne fondato l’Ordine
nel 1218.
Riteniamo infine che un’opera del genere possa solo
arricchire positivamente la festa dei candelieri di
Sassari.
Sassari,
14 Settembre 2002.
Il Relatore e Responsabile
del Gremio dei
Facchini
Pier Angelo Casu
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