Storia 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

>> Storia dell'ordine

 

 

Breve storia dell'Arcigremio

della Vergine SS. della Mercede di Sassari


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    Il culto della Madonna della Mercede a Sassari ebbe inizio per legato testamentario del 23 Marzo 1609 del nobile sassarese Don Gavino Marongiu Gambella, il quale, morto senza eredi nel 1610, destinò i suoi beni alla costruzione dei conventi dei Mercedari, Carmelitani e Trinitari.

    Il lascito era di seimila libbre, destinato ad essere amministrato da persone di fiducia per poi venir diviso in parti uguali fra ciascuno dei tre Ordini. Ma tale cospicuo patrimonio finì nelle mani di persone che non solo non lo fecero fruttare, ma neppure seppero amministrarlo correttamente, per cui i procuratori degli anzidetti Ordini Trinitario, Carmelitano e Mercedario, tramite il Municipio, il 22 Novembre 1611 fecero appello al Re affinchè si rivolgesse al Pontefice perché provedesse in merito. Il Santo Padre, in data 23 Settembre 1614, modificò la volontà testamentaria del Marongiu disponendo che il Vescovo di Sassari assegnasse direttamente la somma di duemila libbre a ciascuno dei fiduciari, nominati dalle autorità dei tre Ordini religiosi.

    I Mercedari, per quanto li riguardava, assegnarono la loro parte al ricco sassarese Pietro Cavaro, il quale si fece Mercedario ed è considerato il Fondatore del convento dei Mercedari di Sassari. Grazie a Pietro Cavaro i Mercedari arrivarono a Sassari verso il 1615 e per costruire il loro convento scelsero un vasto terreno (chiamato patio grande) situato presso la fontana di Rosello; ma poichè la pace di questo luogo era turbata dal continuo passaggio della popolazione che si recava ad attingere acqua o al mercato delle carni, situato in prossimità della porta di macello, si decise di trasferire il convento presso la chiesetta di Sant'Eusebio, a poca distanza dalla città.

    Successivamente anche questo sito risultò inadatto, sicchè i frati ricorsero al Capitolo Turritano il quale, verso il 1620, concesse loro la Chiesa  di  San Paolo fuori le mura  (allora beneficio semplice dell'arciprete di Alghero) che ancor oggi sorge a poca distanza dalle chiese di Santa Maria di Betlem e di Sant'Antonio Abate. Appena i frati Mercedari presero possesso della Chiesa, contestarono i diritti sulla stessa all'arciprete di Alghero; la causa durò diversi anni e si risolse solamente con l'intervento del Papa Urbano VIII, il quale cedette definitivamente il tempio ai Mercedari con bolla del 2 Settembre 1633.

    Fin dai primi anni della loro presenza a Sassari i Mercedari fondarono una Confraternita posta sotto il patrocinio della Vergine SS. della Mercede (con il compito, fra l'altro, di questuare per la redenzione degli schiavi), che già dal primo Ottobre 1653 ottenne privilegi particolari. Nel 1762 il laico Mercedario Stefano Grana, donò il suo ingente patrimonio per il restauro della Chiesa, che venne  quasi interamente riedificata e dotata di un grande altare maggiore in stucco (nella cui nicchia troneggiava un simulacro della Madonna della Mercede) e di sei cappelle con archi a tutto sesto.

    Nei primi anni del secolo XIX per la città si pose il problema della realizzazione di un cimitero dopo che una circolare viceregia, del 19 Ottobre 1824, aveva proibito in modo tassativo la tumulazione dei cadaveri nelle chiese, fatta eccezione per gli ecclesiastici. L'ingegnere Dogliotti presentò un progetto relativo all’orto di Calamaxiu, confinante con la Chiesa di San Paolo, e poichè i religiosi Mercedari presenti all'epoca erano solo tre, si decise la soppressione del convento, che venne autorizzata con bolla papale del 27 Gennaio 1836 e confermata con decreto del 11 Maggio 1836 a firma di Mons. Giovanni Maria Bua, Arcivescovo di Oristano e delegato apostolico per i regolari di Sardegna.

    Questi consentì a detta soppressione a patto che dal reddito dell’ex convento fossero detratte le somme di Ls. (lire sarde) 654 per la celebrazione di feste e Messe alle quali era tenuto il convento (che d’ora in avanti si dovevano celebrare per cura del cappellano del cimitero) e Ls. 350 per una pensione vitalizia ai tre religiosi (precisamente Ls. 125 a ciascuno dei due sacerdoti e Ls. 100 al laico). Il rimanente patrimonio doveva inoltre essere investito per la costruzione e manutenzione del nuovo cimitero cittadino.

    I tre Mercedari furono trasferiti al vicino convento di Alghero, mentre l’Arcivescovo di Sassari nominò il rettore della chiesa, il quale divenne anche cappellano del nuovo cimitero inaugurato solennemente il 12 Luglio 1837.

    La Confraternita (il cui Obriere o Operaio Maggiore era stato fino ad allora nominato dal Superiore della Congregazione Mercedaria della Sardegna), rimasta  senza  la  guida  dei  frati ed essendo ormai l’unica componente ecclesiale volta alla diffusione del culto alla Madonna della Mercede, decise di trasformarsi in Gremio degli uomini di fatica (facchini), forse perchè il Municipio, sotto invito del Governatore, comunicò nel Febbraio del 1848 un elenco di 70 facchini che dovevano prestarsi al trasporto delle salme.

    Il Presidente del Gremio continuò a chiamarsi Obriere o Operaio Maggiore come era stato stabilito dal Superiore dei Mercedari, e questo appellativo è rimasto sino ai nostri giorni.

    Poichè il vecchio statuto del 1869 venne smarrito, le notizie intorno a questo Gremio sono frammentarie. Nella Chiesa di Santa Maria di Betlem, in una delle quattro cappelle poste sotto la cupola, si trova una tela ad olio raffigurante la Vergine della Mercede, recante la seguente iscrizione: "Fato dalla Pia Società dei facchini nel anno 1867" [sic].

    E' questo il documento scritto (se così può essere definito) più antico, che attesta la presenza del Gremio nella città di Sassari fin dal 1867. Non è improbabile che la categoria dei facchini fosse inizialmente unita a quella dei carradori, dato che questi ultimi, oltre all'analogia del mestiere e della definitiva Patrona (B. V. di Bonaria, titolo Mariano prettamente Mercedario), ebbero inizialmente come Patrona proprio la Madonna della Mercede nella Chiesa di San Paolo, presso la quale si recavano ad onorarla, come si ricava da documenti dei primi anni del 900.

    Il tempio fu più volte chiuso al culto per il pessimo stato di conservazione in cui versava, e forse è per questo motivo che si deve il trasferimento del Gremio nella Chiesa di Sant'Antonio Abate prima, e successivamente, dal 1874, nella Chiesa di Santa Maria di Betlem. Nel frattempo nel 1893, il Municipio mosse lite contro l'Arcivescovo per il recupero dei beni del soppresso convento che, come stabilito dal decreto di soppressione, dovevano essere destinati alla erezione e manutenzione del cimitero cittadino.

    Il Tribunale Civile di Sassari, con sentenza n. 517 del 10 Luglio 1894, ammise alcuni capi d’interpellanza del Municipio, senza però stabilire definitivamente a quale dei due contendenti spettasse la proprietà dei beni dell’ex convento. Desiderando una conciliazione con il Comune,  l’Arcivescovo propose  una  transazione  (che  venne  firmata dalle parti in data 15 Settembre 1900) mediante la quale cedette alcune cartelle di rendita al Municipio.

    In questo periodo, il simulacro della Madonna della Mercede del XVII° secolo di proprietà del Gremio, veniva custodito nel convento delle Monache Cappuccine, e la vigilia della festa veniva portato processionalmente fino alla Chiesa di Santa Maria, dove avevano luogo i festeggiamenti. Nel 1898 questi si svolsero invece in quella di Sant'Agostino, forse perchè la Chiesa di Santa Maria si trovava temporaneamente inagibile. Il 27  Settembre  1903  venne solennemente benedetta la nuova bandiera del Gremio, che all'epoca era cresciuto  numericamente e celebrava i festeggiamenti con grande partecipazione popolare.

    Il 26 Settembre 1909, al termine della festa solenne, accadde un triste episodio in coincidenza del consueto rientro del simulacro alla Chiesa delle Monache Cappuccine. Verso le 22, mentre il corteo si trovava nel Largo Infermeria San Pietro, a poca distanza dalla Chiesa, un forte vento fece finire il manto della Madonna sopra le candele accese: le fiamme, che pure furono spente da alcune suore sollecite ad accorrere, distrussero nondimeno in brevissimo tempo il manto ed il vestito di seta ricamato in oro, danneggiando notevolmente il simulacro e gli ex voto preziosi che lo adornavano.

    Per questo motivo, l'anno successivo, non poterono tenersi i tradizionali festeggiamenti, che furono nuovamente interrotti nel periodo 1915-1918, durante la prima guerra mondiale. Negli anni venti del Novecento, le feste della Mercede furono caratterizzate dalla presenza della musica, sino a tarda notte, e dei fuochi artificiali. Dopo un'interruzione negli anni della seconda guerra mondiale, i festeggiamenti ripresero con crescente partecipazione popolare.

    Il 15 Settembre 1952, si procedette all'approvazione del nuovo statuto-regolamento poiché il precedente (del 1869) era stato smarrito già da diversi anni. Nel 1958 il discorso di panegirico della Madonna fu pronunciato dal Padre Ireneo Squadrani O.F.M., professore all'Antoniano e al Laterano di Roma, mentre l'anno successivo venne benedetta la nuova bandiera.

    Il 4 Giugno 1982 il Gremio si trasferì nella Chiesa Parrocchiale di San Giuseppe, dove attivamente opera sino ad oggi e dove  si  trova  esposto  perennemente  al  culto, nella prima cappella a destra, il venerato simulacro della Vergine SS. della Mercede. In quest'ultima Chiesa, il Gremio crebbe numericamente, incrementando notevolmente il culto alla Patrona.

    Il successo della diffusione di tale culto (la Madonna della Mercede di Sassari è oggi fra le più venerate d'Italia sotto questo titolo) arrivò a conoscenza del Rev.mo Maestro Generale dei Padri Mercedari che a Roma, in data 11 Febbraio 1985, aggregò il Gremio all'Ordine, gli concesse il titolo di Arcigremio e le indulgenze plenarie proprie dell'Ordine stesso, da lucrarsi nelle ricorrenze delle otto principali festività Mercedarie, nell'anniversario dell'aggregazione all'Ordine ed in occasione del Capitolo Generale. Lo stesso Maestro Generale si recò personalmente a Sassari ed il giorno 5 Ottobre 1985 incoronò il venerato simulacro della Madonna della Mercede nel corso di una solenne concelebrazione. 

    Nel decimo anniversario dell'incoronazione, il Gremio commissionò un'artistica urna monumentale in legno scolpito a mano, atta a custodire degnamente il simulacro della Patrona.

    La festa annuale della Madonna si svolge la prima Domenica di Ottobre nella Parrocchia di San Giuseppe a cura dell'Arcigremio della Mercede, preceduta da una novena e primi vespri solenni cantati in latino nel giorno della vigilia. Nella mattina di domenica si celebra la Santa Messa solenne cantata con panegirico e si procede all’investitura del nuovo Obriere Maggiore dell'associazione; quindi, nel pomeriggio, ai secondi vespri cantati, fa seguito l’imponente processione-fiaccolata con il venerato simulacro della Madonna il quale, scortato da carabinieri in alta uniforme, dal Corpo di Polizia Penitenziaria, da rappresentanti dell'Aeronautica Militare, dai Vigili del Fuoco, dalla Banda cittadina, da  numerose  componenti  ecclesiali e da migliaia  di fedeli, sosta in preghiera davanti al carcere cittadino: i Mercedari infatti, oltre a svolgere l’usuale attività nelle varie parrocchie, si dedicano all'apostolato carcerario, al recupero dei tossicodipendenti e di ogni altra forma di schiavitù, ciò che più si avvicina al carisma di liberazione proprio dell'Ordine.

    Durante le celebrazioni della festa ed in occasione delle altre processioni, i componenti l'Arcigremio indossano la caratteristica divisa delle associazioni aggregate all'Ordine Mercedario, completa di mantello bianco chiamato "cappa".

    La Giunta Municipale di Sassari, a titolo di riconoscimento del culto pubblico che, soprattutto in questi ultimi anni, si è notevolmente incrementato nella popolazione di Sassari, nel 1995 ha voluto dedicare una Via alla Madonna della Mercede proprio davanti alla Chiesa di San Paolo, storica testimonianza del passato ed antica sede, come si è visto, dell'Ordine e dell'antica Confraternita divenuta poi Gremio della Mercede.
 

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Breve storia dell'Ordine

di Maria SS. della Mercede


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    Nel secolo XIII° gli eserciti saraceni invadono continuamente le coste del Mediterraneo, dove perpetrano ogni sorta di razzie, deportando in Africa migliaia di fedeli cristiani, i quali sono soggiogati a condizione di schiavitù e costretti, con le peggiori forme di coercizione, a rinnegare la propria fede in Cristo.

    Per avere soltanto una pallida idea di quella immane catastrofe che era allora la schiavitù è sufficiente accennare che all’epoca, nel solo regno di Granada in Spagna, circa 500.000 abitanti erano divenuti schiavi dei saraceni ed altrettanti, per non sottostare alle continue torture e privazioni, avevano abiurato dalla religione cristiana. L’invasione araba, dunque, rappresentava un problema a cui era direttamente interessata, sia la società civile, sia la Chiesa, in quanto i fedeli si trovavano nella condizione di rinnegare la fede.

    Nel 1203 un giovane e ricco cavaliere-commerciante francese di nome Pietro Nolasco, profondamente commosso dalle misere condizioni in cui versavano tanti infelici cristiani, profuse parte delle sue ricchezze per liberare circa 300 schiavi nella città di Valenza. In seguito, anche con l’aiuto di altre persone che si erano unite a lui, portò a termine varie “redenzioni”, fino all’esaurimento del suo vistoso patrimonio. Non sapendo quindi in qual modo continuare quest’opera pietosa, pregò fervorosamente Dio e la Madonna affinchè potessero aiutarlo a proseguire la missione liberatrice dei fratelli schiavi.

    Nella notte tra il primo ed il due di Agosto dell'anno 1218 Maria SS. intervenne nella vita di Pietro Nolasco: una visione mariana sorprendente illuminò la sua intelligenza e mosse la sua volontà invitandolo a convertire il suo gruppo di laici redentori in un Ordine Religioso Redentore che, sotto la protezione di Maria SS., l'appoggio del Re d'Aragona e l'approvazione della Chiesa, continuasse la grande opera di misericordia incominciata.

    Pietro espose al giovane monarca Giacomo I ed ai suoi consiglieri, il primo dei quali era l'Arcivescovo di Barcellona, Don Berenguer de Palou, il suo progetto di fondare un Ordine Religioso che, anche a costo della libertà e della vita, si dedicasse totalmente alla liberazione dei cristiani schiavi; la proposta trovò il pieno appoggio del Re e dei suoi consiglieri.

    Il giorno 10 Agosto dell'anno 1218 fu costituito ufficialmente il nuovo Ordine Religioso Redentore, nella cattedrale di Barcellona dedicata alla Santa Croce e a Sant'Eulalia. L'Arcivescovo Berenguer de Palou approvò, in nome della Chiesa e per la sua diocesi, il nuovo Ordine, e vestì Pietro Nolasco con una veste tutta bianca, in omaggio all'Immacolato Concepimento di Maria e, insieme ai tre voti di castità, povertà e obbedienza, pronunciò subito quello di dare in pegno se stesso e la propria vita per liberare i fratelli che si trovassero in schiavitù e sul punto di abiurare. Quindi il Nolasco vestì con l’abito bianco i suoi primi tredici compagni, tutti cavalieri laici discendenti da illustri e nobili famiglie.

    Fin dalla fondazione, l’Ordine fu definito Celeste, Reale e Militare: Celeste, in quanto è l’unico Ordine religioso voluto espressamente per comando di Maria SS.; Reale, per la partecipazione che ebbe nella fondazione il Re Giacomo I d’Aragona; Militare, perché inizialmente vi facevano parte esclusivamente cavalieri laici organizzati secondo le norme proprie degli Ordini Cavallereschi. Pietro Nolasco divenne il primo Maestro Generale dell’Ordine (titolo questo che si attribuiva al moderatore supremo di un Ordine Militare), anche se mai volle essere chiamato con questo titolo, preferendo ad esso quello di “Procuratore degli schiavi”, ossia colui che agiva nell’interesse degli “ultimi”.

    Dopo la cerimonia di vestizione dei confrati del nuovo Ordine, il Re Giacomo, oltre al suo stemma (quattro sbarre rosse in campo d’oro), donò al Nolasco ed ai religiosi compagni di lui, parte del suo stesso palazzo con annesso oratorio, conosciuto con il nome di Ospedale di Sant’Eulalia; questa casa, sita nella Via Canoja, fu la prima di tutto l'Ordine e, oltre che come convento, funzionò anche come centro di accoglienza per gli schiavi liberati.

    Infine Giacomo I concesse ai Mercedari la privativa di questuare per la redenzione degli schiavi in tutto il territorio soggetto alla Corona d’Aragona, privilegio esteso successivamente a tutta la Spagna ed alle sue Colonie dopo il matrimonio di Ferdinando d’Aragona con Isabella di Castiglia.

    Dopo un provvisorio riconoscimento del Papa Onorio III, l’Ordine venne ufficialmente approvato il 17 Gennaio 1235 dal Sommo Pontefice Gregorio IX.

    Uno dei principali obiettivi di San Pietro Nolasco fu l’espansione dell’Ordine, specie in luoghi strategici situati in riva al mare, per poter meglio raggiungere i mercati delle coste dell’Africa dove venivano venduti gli schiavi. Già qualche anno dopo la fondazione, l'Ospedale di Sant'Eulalia, primo convento dei Mercedari, si dimostrò del tutto insufficiente ed inadeguato alla vita contemplativa dell'Ordine. Fu così che nel 1232 il governatore della Catalogna, Raimondo di Plegamans, donò al Nolasco un terreno sito vicino al mare, affinchè vi costruisse un convento ed in seguito, affiancata, la prima chiesa dell'Ordine, dedicata alla Fondatrice e Patrona dell'Istituto, Maria SS. della Mercede. Poiché la devozione dei barcellonesi cresceva di giorno in giorno, nel 1765 si rese necessario abbattere la chiesa antica, che fu sostituita da una grande e magnifica basilica. Il 27 Febbraio 1868 il Santo Padre Pio IX proclamò la Vergine della Mercede Patrona Canonica della città e dell'Archidiocesi di Barcellona, mentre il 21 Ottobre 1888 il venerato simulacro veniva incoronato con corona d'oro per decreto del Capitolo Vaticano.

    Alla morte del Fondatore, avvenuta il 6 Maggio 1245, l’Ordine contava già 18 case, molte delle quali con annessa chiesa, il che non è poco se si considera il “linguaggio duro” dell’Ordine, che imponeva ai propri figli anche il sacrificio della vita per la redenzione dei fratelli in schiavitù.

    Nel 1265 furono fondate da Santa Maria di Cervellon, le Monache di Nostra Signora della Mercede con il compito dell’assistenza agli schiavi liberati. Il 1325 segna la fondazione del primo convento in Italia e precisamente sul colle di Bonaria nella città di Cagliari (Sardegna), dove nel 1370 arrivò prodigiosamente dal mare durante una burrasca, il simulacro della Titolare, oggi Patrona Massima della Sardegna e Protettrice dei naviganti. La cassa nella quale era custodito il simulacro, portava scolpito lo stemma dell’Ordine, e questo lasciò intendere si trattasse di una statua della Madonna della Mercede destinata a qualche convento Mercedario. Dopo  Cagliari, vennero fondati i conventi di Napoli e Palermo.

    La scoperta dell’America, nel 1492, segnò l’inizio del carattere missionario dell’Ordine. Già nel secondo viaggio di Cristoforo  Colombo  erano presenti  due  Padri Mercedari con il compito di evangelizzare gli “indiani” d’America. In seguito l’Ordine inviò nel nuovo mondo un gran numero di religiosi che evangelizzarono quelle terre e diffusero, oltre al verbo cristiano, la devozione alla Patrona in maniera così radicata e profonda, al punto che la Vergine SS. della Mercede fu nel corso dei secoli proclamata Patrona di Nazioni, Diocesi, città e parrocchie, ed a Lei furono dedicati, oltre a migliaia di altari, anche luoghi, vie, piazze ecc..

    Il 600° registra la fondazione di diversi conventi dell’Ordine fra cui quello di San Paolo a Sassari. Il massimo sviluppo si ebbe verso il 1750 con 228 conventi ed oltre 4500 religiosi sparsi in Europa ed in America.

    La Rivoluzione Francese del 1789, le guerre napoleoniche, le guerre di indipendenza dell'America Latina, la soppressione in Italia di tutti gli Ordini Religiosi ed il successivo incameramento dei beni allo Stato, inflissero durissimi colpi all’Ordine, sino a minacciarne l’esistenza stessa. Dall’anno di fondazione, fino al Congresso di Vienna del 1815, che abolì la schiavitù, i Mercedari avevano riscattato oltre cinquantaduemila schiavi.          

    Alla morte del Maestro Generale, Fr. Giovanni Battista Granell, avvenuta il 24 Aprile 1838, l’Ordine, ridotto a pochissime unità ed impossibilitato a riunire il Capitolo Generale, fù governato per oltre 40 anni da Vicari Generali nominati direttamente dalla Santa Sede.

    La restaurazione fu resa possibile nel 1880, grazie all’elezione a nuovo Maestro Generale dell’Ordine del Rev.mo Padre Fr. Pietro Armengaudio Valenzuela, il quale si pose subito all’opera, e nel 1895 ottenne dalla Santa Sede l’approvazione delle nuove costituzioni in forza delle quali, oltre al primitivo carattere redentivo, l’Ordine indirizzava anche la sua missione al ministero  parrocchiale, all’istruzione della gioventù, ecc., ecc.. Quando il Padre Valenzuela dovette lasciare il governo dell’Istituto in quanto eletto Vescovo di Ancud (Cile) nel 1911, l’Ordine era in piena rinascita potendo contare su circa 60 case con 450 religiosi.

    Oggi, benchè non abbia recuperato integralmente le antiche postazioni, l’Ordine continua, seppur lentamente la sua ripresa. Attualmente i suoi religiosi (circa 600) sono sparsi un pò in tutto il mondo in circa 160 case dalle quali continuano a diffondere il messaggio di liberazione di Pietro Nolasco voluto dalla SS. Vergine. In Sardegna posseggono la piu’ importante chiesa dell’isola (Nostra Signora di Bonaria in Cagliari - Patrona Massima della Sardegna) e la Parrocchia di Nostra Signora della Mercede in Alghero.
 

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©Gremio della Mercede